COME SCEGLIERE UN ALLENATORE: divagazioni sul tema parte 1
Ieri sera, poco prima di andare a lavoro, mi è venuta l’ispirazione per l’articolo che sto scrivendo in questo momento. La domanda che mi sono posto è la seguente: quali sono le caratteristiche che un buon allenatore dovrebbe avere per essere scelto da un cliente? Quali sono le cose alle quali prestare attenzione e quali sono meno importanti?
Siccome quello che ne è venuto fuori è un articolo molto lungo ho preferito dividerlo in parti. Ecco a voi la prima.
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La cosa più importante di tutte, quando si sceglie un personal trainer, è per me osservare come si allena e se pratica quello che predica. Ritengo sia infatti fondamentale che la persona alla quale avete deciso di affidarvi, non solo sappia cosa fa, ma l’abbia anche provato sulla sua pelle, in prima persona.
Non sto dicendo ovviamente che debba per forza essere un bodybuilder di 100kg per 1.80cm con la percentuale di massa grassa del 4%, capace di sollevare 200kg di panca, fare un doppio salto teso e la spaccata tra 2 sedie, ma che perlomeno abbia le parvenze di uno che si alleni, e che soprattutto lo faccia con uno scopo e con metodo.
Essendo il mio background le arti marziali ed avendo sempre avuto come obiettivo finale la gara, la competizione, passare al mondo dei pesi è stato per me all’inizio parte complementare dell’allenamento sul tatami (o parquet), ma essendo poi divenuto primario, ed avendo dovuto abbandonare la pratica del ju-jitsu per vari motivi (lavoro/tempo) ho dovuto riversare in esso quello che mi mancava ossia la competizione.
Lo sprono verso la gara è stato un meccanismo importantissimo che mi ha mantenuto motivato nell’allenarmi per uno scopo: in quel caso sollevare quanti più chili possibile. Ho partecipato a diverse gare in almeno 3 federazioni e tutte mi hanno insegnato qualcosa, sebbene i risultati siano sempre stati magri.
Quando la competizione non c’era mi sono dato un obiettivo in altri modi, come per esempio farsi trovare pronto per un reportage fotografico per il giorno x, per un video il giorno y. Ho anche organizzato io delle garette con i miei clienti e con altre persone nei luoghi dove lavoravo.
Insomma quando una persona viene da me e mi chiede di essere preparato per fare una gara so benissimo di cosa ha bisogno, non solo per la mia parte da coach, ma per quello che fare l’atleta (volevo mettere le virgolette ma stava brutto dopo l’apostrofo) mi ha insegnato: la tensione psicologica prima della gara, come scaricarla oppure come farla salire nel caso il livello di arousal sia troppo basso, come gestirsi per il viaggio , il pernottamento, il cibo, come scaldarsi prima della competizione, ma anche come gestirsi a settimane dall’evento, cosa fare e cosa non fare nella vita di tutti i giorni per arrivare all’obiettivo prestabilito, il “fare il peso” etc..
Oltre alla parte delle competizioni però importantissimo è anche saper prendere l’allenamento e lo stare bene come uno stile di vita, una cosa da fare tutti i giorni indipendentemente da gare o photoshooting.
Non vorreste anche voi che la persona che vi segue pratichi quello che dice, invece che semplicemente DIRVI cosa fare. La prima cosa per essere un buon esempio è quella di mostrare la via: gli inglesi dicono walk the talk, che rende molto bene l’immagine di camminare quasi sopra le parole, le frasi che vengono dette.
Altra cosa fondamentale è che un buon trainer, per potersi allenare bene deve avere a sua volta, uno o più coach: quando ho dovuto preparare delle gare di powerlifting ultimamente mi sono fatto seguire da un mio carissimo ed estremamente competente collega di Prato, Emanuele Caratelli del Tudor-Bompa Institute Italia; per la parte di ginnastica artistica mi faccio allenare non da un ragazzo che ha iniziato a fare 2 verticali da qualche mese seguendo la moda dell’allenamento calistenico, ma da un vero e proprio allenatore di ginnastica artistica, una persona che fa questo lavoro da anni, Lorenzo Lavoratori, della A.S.D. Fortebraccio.
Queste persone, gli allenatori degli allenatori, sono per noi fondamentali in quanto ci danno un punto di vista diverso dal nostro, interno e pieno di preconcetti su di noi e su di quello di cui abbiamo bisogno, oltre ovviamente a fornirci del know-how peculiari alle loro specializzazioni, che non solo potremo spendere su di noi stessi, ma anche riutilizzare con altri.
Spesso
invece siamo troppo pieni di sé per accettare anche solo l’aiuto o
il consiglio del prossimo: mi ricordo quando ho iniziato ad andare in
palestra all’età di 16 anni. Dopo aver seguito per la prima
settimana la scheda dell’istruttore di sala, ho deciso che ero più
bravo di lui e ho iniziato a scrivermi gli allenamenti da solo: che
grave errore!
Sebbene questo mio atteggiamento abbia avuto dei
pro, sicuramente mi ha impedito di imparare delle lezioni che
sarebbero state importantissime per me nel futuro.
Se, come detto sopra, avete fatto attenzione anche all’aspetto dell’allenatore che avete scelto, fate però attenzione a non cadere nella trappola del “più grosso”: che un personal trainer sia più grosso/definito/forte etc rispetto ad un altro non vuole assolutamente dire che sia capace ad insegnare. Quanti esempi di calciatori eccellenti vi vengono in mente che da allenatori si sono dimostrati delle schiappe o viceversa? Calciatori mediocri si sono spesso invece dimostrati capaci allenatori. Anzi vi dirò di più: forse a maggior ragione questi grandi allenatori sono diventati tali in quanto hanno imparato molto di più dalle loro esperienze passate come atleti rispetto ai loro colleghi ai quali invece tutto riusciva per talento piuttosto che in seguito a durissimi allenamenti.
Attenzione quindi che guardare troppo come il vostro coach si presenta fisicamente può trarre facilmente in inganno.
Altre
cose che dovete osservare nella scelta del vostro personal trainer
sono ovviamente le sue competenze: sebbene molti tra i migliori
allenatori che conosco non hanno una laurea, e benchè molti invece
dei miei colleghi laureati non sanno nemmeno di cosa parlano,
sicuramente aver affrontato un percorso universitario permette di
essere da un lato (ma anche di apparire attenzione) più
professionali e mette a disposizione molte conoscenze che non si
sarebbero potute acquisire con un percorso fatto solo di
certificazioni e corsi da pochi week end. Quindi andate sempre a
leggere il CV e vedete più o meno con quale frequenza questa persona
ha partecipato ad aggiornamenti e quanti ne ha fatti in generale.
Tendo a ripeterlo: avere un curriculum di 3 pagine non è
sinonimo dell’essere un buon allenatore, ma sicuramente le
possibilità che la persona in questione sia più qualificata per le
vostre esigenze aumentano.
Date un occhio anche all’ambito nel quale il suddetto ha fatto la maggior parte dei suoi corsi e se esso è attinente con il vostro obiettivo: se io voglio dimagrire di 30kg perché sono obeso e ho problemi di salute e invece il Tizio ha esplicato la maggior parte dei suoi corsi in ambito riabilitativo, forse non mi trovo di fronte ad una persona che possa soddisfare le mie esigenze.
Un’altra cosa della quale tenere conto è l’età del personal: spesso si è portati a pensare che un allenatore più maturo sia più bravo di uno giovane, ma questo non è sempre il caso. Spesso il problema principale è che una persona più avanti con l’età si è formata, tecnicamente parlando, molti anni prima e probabilmente, a meno che non rappresenti l’eccezione, non ha fatto tanti corsi recenti. L’allenamento, la nutrizione umana, la riabilitazione come ogni scienza,e soprattutto, come ogni scienza che riguarda l’essere umano, hanno fatto salti da gigante negli ultimi 10-15 anni e, anche se spesso vengono riproposte come nuove, cose che sono invece usate da decine se non centinaia di anni, la migliore conoscenza del corpo umano e del suo funzionamento ha portato anche miglioramenti dal punto di vista degli allenamenti.
Sicuramente un’età leggermente più alta porta con sé un maggior tempo passato in questo ambito, ma questo non sempre corrisponde ad un pari livello di saggezza: questa può essere anche acquisita molto prima, se il soggetto ha l’intelligenza per farlo.
Aspetto
comunicazione: la persona che abbiamo scelto come allenatore deve
essere un buon venditore. Non nel senso economico del termine, ma nel
senso di essere capace di farvi recepire ed adottare dei cambiamenti
nello stile di vita. Puoi anche essere di fronte al miglior
allenatore di questo mondo ma se non riesci ad instaurare un rapporto
con lui o se lui non è capace di farti capire i motivi dei
suggerimenti fondamentalmente sarà tutto tempo perso. Ho avuto
diversi esempi di clienti con i quali non sono riuscito ad instaurare
dell’empatia e che quindi non hanno ottenuto i risultati che
volevano e invece di altri che hanno ecceduto ogni loro (e mia) più
rosea aspettativa perché, vuoi per l’esempio, vuoi per le
conoscenze trasmesse, vuoi per il metodo etc sono riusciti a
raggiungere gli obiettivi e a superarli grandemente.
State però attenti, allo stesso tempo, al non farvi abbindolare dalle parole: ci sta bene fare quattro chiacchiere con il vostro allenatore, nelle pause di recupero, durante il riscaldamento e in altri momenti più o meno “morti” nell’allenamento (sebbene questi dovrebbero essere ridotti al minimo), ma se la maggior parte dei esso diventa una chiacchiera allora.. beh andatevi a prendere un aperitivo con un vostro amico al bar piuttosto!
Non sottovalutate comunque la “potenza” del divertimento nei vostri allenamenti: se avete instaurato un buon rapporto con il vostro trainer vedrete l’ora passare velocemente, tanto velocemente che nemmeno ve ne accorgerete e non accuserete nemmeno la fatica derivante dall’allenamento. Stessa cosa succede a me con un buon training partner: oltre a spingermi a dare di più, ad aiutarmi a correggere la tecnica di esecuzione, darmi una mano in caso di alzate pesanti etc. fare 4 risate, chiacchierare piacevolmente fa sì che quell’allenamento diventi il doppio più produttivo.
Ancora una volta scegliete oculatamente e… prima di scegliere da chi farvi allenare… aspettate almeno che esca il prossimo articolo!
Coach Dan
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